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LA LOCANDA DI DON JUAN


 

DI MARCO PAOLI

TRATTO DA “LA LOCANDIERA” E DA “DON GIOVANNI”


 

PRIMO TEMPO

DON GIOVANNI


 

GUSMAN

e così, l’ha convinta ad uscire dal convento e se l’è sposata!


 

SGANARELLO

Ancora…un’altra!


 

GUSMAN

Come un’altra. Quante ne ha?


 

SGANARELLO

(Canticchiando) in Germania 650, in Italia 340, e in Ispagna, in Ispagna son già 1300!


 

GUSMAN

Come sarebbe a dire. Non si può sposare a proprio piacimento! E’ un ministero divino!


 

SGANARELLO

Credimi, avrebbe fatto ben altro per la sua passione, per possederla avrebbe sposato lei, il suo cane, il suo gatto e pure il topo.


 

GUSMAN

Che uomo!


 

SGANARELLO

Un matrimonio per lui è uno scherzo, non ha bisogno d’altro per sedurre le sue belle: è uno sposatore a tutto spiano. Dame, damigelle, borghesi, paesane, per lui vanno bene tutte;


 

GUSMAN

E ora che gli racconto alla mia signora! È pazza di dolore, mi ha costretto ad accompagnarla qua! È convinta che Don Juan sia in questa città perché attratto da un nuovo amore!


 


 


 

SGANARELLO

Probabile, se ti dovessi fare la lista dei nomi di tutte quelle che ha sposato... Un giorno o l’altro lo sdegno del Cielo accopperà Don Juan.


 

GUSMAN

Sarà meglio che vada in cerca della mia padrona, spero che ti sbagli sul conto del tuo padrone!


 

SGANARELLO

Magari mi sbagliassi! Un grande signore, ma uomo cattivo è una cosa terribile, si comporta in modo indegno, è un manigoldo. Ed io…


 

DON JUAN

Di chi stai parlando?


 

SGANARELLO

Io! Di nessuno!


 

DON JUAN

Sicuro? Chi era quello con cui stavi parlando? Ha tutto l’aspetto, mi pare, del buon Gusman di Donna Elvira.


 

SGANARELLO

Più o meno.


 

DON JUAN

Ah, era lui?


 

SGANARELLO

Si .


 

DON JUAN

E da quando è qui a Firenze?


 

SGANARELLO

Da ieri sera.


 

DON JUAN

E quale motivo della sua venuta?


 

SGANARELLO

Credo, signore che sappiate bene cosa lo inquieti.


 

DON JUAN

La nostra partenza certamente.


 

SGANARELLO

Il buon uomo ne è molto dispiaciuto, e non solo lui… e ne chiedeva la ragione.


 

DON JUAN

E tu che gli hai risposto?


 

SGANARELLO

Che voi non mi avete detto nulla.


 

DON JUAN

E tu, cosa ne pensi di questa faccenda?


 

SGANARELLO

Io credo, senza offesa, che abbiate qualche nuovo amore per la testa.


 

DON JUAN

Lo credi davvero?


 

SGANARELLO

Sì.


 

DON JUAN

Bravo! Non ti sbagli. Ti devo confessare mio buon Sganarello che un’altra ha scacciato Elvira dai miei pensieri.


 

SGANARELLO

Eh mio Dio, Don Juan, vi conosco bene! Il vostro cuore è il più grande donnaiolo del mondo; volate da una relazione all’altra, senza sosta.


 

DON JUAN

E non ti pare ch’io faccia bene?


 

SGANARELLO

Signore!


 

DON JUAN

Cosa? Parla!


 

SGANARELLO

Ah. Sicuramente avete ragione, se così volete; chi vi si può dar torto? Certo, se non fosse vostro desiderio la cosa sarebbe, diversa.


 

DON JUAN

Sì? Ti do la libertà di parlare e dirmi cosa pensi.


 


 

SGANARELLO

In questo caso, Signore, vi dirò francamente che... che non approvo il vostro metodo, per nulla. E che trovo bruttissimo sedurre ovunque come fate voi.


 

DON JUAN

Cosa? Tu vorresti che ci si fermasse alla prima conquista, che per lei ci si chiudesse al mondo, che non si avessero più occhi per nessun altra creatura? Bella cosa il falso onore della fedeltà. La bellezza mi rapisce ovunque io la scorga. Posso essere impegnato quanto vuoi, l’amore per una bella non costringe affatto la mia anima a commettere un’ingiustizia verso tutte le altre. Porgo a ciascuna gli omaggi e i tributi a cui la natura ci obbliga. Le nuove attrazioni, in fondo, hanno un fascino particolare e tutto il piacere dell’amore sta nel cambiamento. Che estrema eccitazione è vincere, dopo cento omaggi, il cuore di una giovane bellezza, vedere giorno dopo giorno i piccoli progressi che si fanno, combattere con lusinghe, lacrime, sospiri, l’innocente pudore di un’anima che non vuole cedere le armi. Ma una volta conquistata, non c’è più niente da dire, niente da volere. Insomma, non c’è niente di più dolce che trionfare sulla resistenza di una bella creatura. Non c’è niente che possa fermare l’impetuosità dei miei desideri. Sento battere in me un cuore che potrebbe amare il mondo intero e come Alessandro vorrei che esistessero altri mondi per poterci estendere le mie conquiste amorose!


 

SGANARELLO

Per tutti i Santi! Sembra che la sappiate a memoria, parlate come se leggeste un copione scritto.


 

DON JUAN

Hai qualcosa da dire a proposito?


 

SGANARELLO

A dire il vero... avrei da dire... che non so che dire. Perché voi la rigirate in un modo che sembra quasi abbiate ragione e invece non ce l’avete affatto. Avevo i più bei pensieri del mondo e il vostro monologo me l’ha tutti imbrogliati. Lasciate fare, un’altra volta mi scrivo tutto quello che voglio dire così discuteremo.


 

DON JUAN

Farai meglio.


 

SGANARELLO

Ma, signore, rientrerebbe nel permesso che mi avete concesso, se vi dicessi che sono un pò, un pochino, scandalizzato dalla vita che conducete?


 

DON JUAN

Perché, che vita conduco io?


 


 


 

SGANARELLO

Ottima! Ma, per esempio, vedervi maritare tutti i mesi come fate...


 

DON JUAN

Esiste nulla di più gradevole?


 

SGANARELLO

È vero. Riconosco che questo è gradevolissimo e sarei pure d’accordo se non ci fosse nulla di male, ma signore, burlarsi così di un ministero sacro...


 

DON JUAN

Va bene, va bene, è un affare fra il Cielo e me, e ce la sbrigheremo da soli, non ti impicciare.


 

SGANARELLO

Per la verità, signore, ho sempre sentito dire che è un pessimo affare prendersi gioco del Cielo e che i libertini fanno sempre una brutta fine e che…


 

DON JUAN

Fermo! Mastro sciocchezza. hai finito di farmi la parte? Sapete che non mi piace affatto.


 

SGANARELLO

Non dico mica a voi, Dio me ne guardi. Voi sapete bene come vivere, voi. E se non credete in niente, avrete i vostri buoni motivi, voi; ma ci sono certi piccoli impertinenti che sono libertini senza sapere perché, che fanno gli spacconi così si credono grandi; se avessi un padrone così gli direi sul muso: “Come osate prendervi gioco del Cielo? Non tremate a beffarvi delle cose più sante? Credete che spetti a voi, vermiciattolo fangoso, piccolo nanerottolo che non siete altro - ma non dico a voi, dico a quell’altro -, che spetti a voi tramutare in sghignazzo ciò che tutti riveriscono? Pensate che per essere nobile, per avere un abito ben rifinito, di essere più bravo degli altri, che nessuno osi dirvi la verità? - ma non dico a voi, dico a quell’altro - Imparate da me che sono vostro servitore, che il Cielo prima o poi punisce gli empi, che una vita cattiva porta a una morte cattiva, e che...”


 

DON JUAN

Hai finito?


 

SGANARELLO

Dicevate?


 

DON JUAN

Dicevo che una bellezza mi ha preso il cuore e che ammaliato dalle sue grazie, l’ho seguita fino a questa città. E se solo tu vedessi, caro Sganarello… (vede Donna Elvira) Ah! incontro maledetto. Traditore, non mi avevi detto che anche lei era qui.


 

SGANARELLO

Signore, non me lo avete domandato.


 

DONNA ELVIRA

Mi farete la grazia, Don Juan, di volermi riconoscere? Posso almeno sperare che vi degnate di girare lo sguardo da questa parte?


 

DON JUAN

Donna Elvira! Signora vi confesso che sono sorpreso, e che non vi attendevo qui.


 

DONNA ELVIRA

Vedo bene che non mi attendevate; e che sicuramente siete sorpreso; e il modo come recitate mi persuade pienamente su ciò che non volevo credere. Mi meraviglio della mia ingenuità e della debolezza della mia anima a dubitare del tradimento confermato da così tante apparenze. Sono stata troppo buona, o piuttosto troppo sciocca, fino ad ingannarmi con le mie stesse mani. Ma la maschera con cui mi avete accolta mi fa capire tante più cose di quante avrei voluto. Mi piacerebbe però sentire dalle vostre labbra la ragione della vostra partenza. Parlate, Don Giovanni, vi prego, vediamo come sapete giustificarvi.


 

DON JUAN

Signora…


 

DONNA ELVIRA

Si.


 

DON JUAN

Signora…


 

DONNA ELVIRA

Dite.


 

DON JUAN

Ecco Sganarello che sa il motivo della mia partenza.


 

SGANARELLO

Io Signore? Io non so un bel niente!


 

DONNA ELVIRA

Allora? Sganarello parlate!


 

DON JUAN

(facendo segno a Sganarello di avvicinarsi) Su svelto, riferisci dunque alla signora.


 


 


 

SGANARELLO

Ma che volete che dica?


 

DONNA ELVIRA

Ditemi le cause della vostra partenza.


 

DON JUAN

Che fai non parli?


 

SGANARELLO

Ma io, io…non so che dire. Vi prendete gioco di me.


 

DON JUAN

Vuoi rispondere, ti dico?


 

DONNA ELVIRA

Insomma!


 

SGANARELLO

Signora, i conquistatori, Alessandro e gli altri mondi... sono la causa della nostra partenza.


 

DONNA ELVIRA

Vi dispiacerebbe, Don Giovanni, chiarirmi questo mistero?


 

DON JUAN

Signora a dire il vero...


 

DONNA ELVIRA

Certo che vi difendete assai male per essere un uomo di mondo, e che dovrebbe essere abituato a certe cose. Mi fate pena così confuso. Perché non mi giurate che i vostri sentimenti verso di me non sono cambiati, che mi amate sempre con un ardore senza eguali, che nulla saprebbe staccarvi da me se non con la morte?


 

DON JUAN

Vi confesso, signora, che non possiedo il talento di dissimulare, perché ho un’anima sincera. Non vi dirò affatto che i miei sentimenti per voi sono sempre uguali , perché insomma è vero che sono partito, ma per un puro motivo di coscienza, perché credo di non poter vivere accanto a voi se non nel peccato. Mi son venuti certi scrupoli, signora, e ho aperto gli occhi dell’anima su ciò che stavo facendo. Ho riflettuto sul fatto che per sposarvi vi ho rapito alla clausura di un convento... Il pentimento mi preso e ho temuto la collera celeste... Vi dovevo dimenticare per permettervi di tornare ai vostri primi legami. Vorreste, signora, contrapporvi ad un pensiero così.. così.. santo?


 


 

DONNA ELVIRA

Ah scellerato! È adesso che ti conosco tutto intero. Ma sappi che la tua colpa non resterà impunita, a vendicarmi della tua perfidia sarà proprio il Cielo!


 

DON JUAN

Il Cielo! Sganarello!


 

SGANARELLO

Capirai, ci fa un baffo, a noi, il Cielo!


 

DON JUAN

Signora...


 

DONNA ELVIRA

Basta. Non voglio più ascoltarvi, già non mi perdono di averlo fatto fin qui. (esce)


 

DON JUAN

Sganarello…


 

SGANARELLO

Signore?


 

DON JUAN

Mio fedele servitore, non mi sento bene.


 

SGANARELLO

Che si stia pentendo? (a parte)


 

DON JUAN

(dopo una piccola riflessione)Sganarello… andiamo a mettere in scena la nostra impresa, la nostra vita!


 

SGANARELLO

Che signore abominevole sono obbligato a servire.


 

DON JUAN

Avanti ripassiamo.


 

SGANARELLO

Ancora!


 

DON JUAN

Sì, ancora.


 


 


 

SGANARELLO

Ma, signore, siete sicuro che non faremo torto al Cielo?


 

DON JUAN

Lascia al Cielo le cose del Cielo, qui si parla di cose terrene.


 

SGANARELLO

Vi siete burlato di un povero mendicante, e di Ser Domenica, così impunemente e tutti i giorni, dico tutti i giorni, volete ripetere queste scene, come fosse un teatro.


 

DON JUAN

E tu saresti in grado di dire dove sta la finzione e dove la realtà? Tutto è finzione, tutto è realtà, la nostra. Comincia se non vuoi assaggiare la frusta.


 

SGANARELLO

Facciamo solo la memoria…senza stancarci troppo?


 

DON JUAN

Sciocco servitore! Non hai ancora capito che è tutta qui la nostra vita: una recita, un gioco, la seduzione di un’anima. Comincia!


 

(Sganarello impersona il povero e poi gli altri personaggi)


 

SGANARELLO

Pover’uomo, come si arriva in città?


 

SGANARELLO

Non dovete far altro che seguire questa strada, signore, e girare a destra quando sarete alla fine della foresta. Però fate attenzione perché da un pò di tempo ci sono dei ladri qui in giro.


 

DON JUAN

Ti sono obbligato, amico mio, e ti ringrazio con tutto il cuore.


 

SGANARELLO

Se voleste, signore, farmi un pò di carità.


 

DON JUAN

Ah, ah, il tuo consiglio è interessato, a quel che vedo.


 

SGANARELLO

Sono un pover’uomo, signore, che vive in solitudine in questo bosco da più di dieci anni, e non mancherò di pregare il Cielo perché vi porti ogni bene possibile.


 


 


 

DON JUAN

Il Cielo? Pregalo che ti dia un abito, senza impicciarti degli affari altrui. Che combini fra questi alberi?


 

SGANARELLO

Prego il Cielo tutto il giorno per la prosperità della brava gente che mi dà qualche cosa.


 

DON JUAN

È evidente, allora, che non ti manca nulla.


 

SGANARELLO

Ahimè, signore! Mi trovo in grande necessità.


 

DON JUAN

Scherzi! Un uomo che prega il Cielo tutto il giorno non può che fare grandi affari.


 

SGANARELLO

Vi assicuro, signore, che il più delle volte non ho un pezzo di pane da mettere sotto i denti.


 

DON JUAN

Ma che strano! Sei così mal ricompensato per le tue preghiere? Ah, Ah, ti voglio dare subito un Luigi d’oro.... basta che dici una bestemmia.


 

SGANARELLO

Signore, vorreste che commettessi un tale peccato?


 

DON JUAN

Devi solo decidere se ti vuoi guadagnare un Luigi d’oro o no. Eccolo qui, te lo do, se bestemmi. Devi bestemmiare.


 

SGANARELLO

Signore!


 

DON JUAN

Se non bestemmi, non lo avrai. Prendilo ti dico... una bestemmia.


 

SGANARELLO

No, signore, meglio morire di fame.


 

DON JUAN

Vai, vai, te lo do per amore dell’umanità. (dà il Luigi d’oro a Sganarello travestito da povero, poi se lo riprende) Fermo! Questo serve per la prova di domani. E ora, Ser Domenica.


 

SGANARELLO

Uffa!


 

DON JUAN

E ora Ser Domenica! E mettici un pò d’impegno, guitto d’un servo.


 

SGANARELLO

Chi , lo capisce è bravo.


 

SGANARELLO

(Sganarello mentre si traveste da Ser Domenica)

Signore, c’è qui Ser Domenica, il vostro fornitore, che chiede di parlarvi.


 

DON JUAN

Ho detto con impegno, con impegno! Bene, ci mancava solo questo, la visita di un creditore. Come può solo pensare di chiederci del denaro.


 

SER DOMENICA

Lo mando via?


 

DON JUAN

No, fallo entrare. Non è bene nascondersi ai creditori. Bisogna sempre dargli qualcosa, conosco il segreto per rimandarli via soddisfatti senza dar loro un centesimo. (fa finta di scorgere ser Domenica) Ah, Ser Domenica, venite, venite. Sono estremamente felice di vedervi e sono costernato che la servitù non vi abbia fatto entrare subito. Avevo dato ordine che non volevo parlare con nessuno; ma quest’ordine non è per voi. Voi avete il diritto di trovare sempre le porte spalancate a casa mia.


 

SER DOMENICA

Signore, le sono davvero obbligato.


 

DON JUAN

Come? Farmi negare a Ser Domenica, al migliore dei miei amici?


 

SER DOMENICA

Signore, servo vostro. Ero venuto...


 

DON JUAN

Su svelti una seggiola per Ser Domenica.


 

SER DOMENICA

Signore, sono comodo così.


 

DON JUAN

Niente affatto. Desidero che vi sediate di fronte a me.


 

SER DOMENICA

Non è necessario, davvero.


 

DON JUAN

No, no, so quel che vi devo e non voglio che vi siano differenze fra di noi.


 

SER DOMENICA

Signore...


 

DON JUAN

Su, sedetevi.


 

SER DOMENICA

Non c’è bisogno, signore, vorrei solo dirvi una parola. Ero...


 

DON JUAN

Sedetevi, vi dico.


 

SER DOMENICA

No, signore, sto bene. Sono venuto per...


 

DON JUAN

No, non vi ascolterò se non sedete.


 

SER DOMENICA

Come vostra signoria comanda. (si siede su una sedia bassissima) Io...


 

DON JUAN

Perbacco! Ser Domenica vi vedo bene.


 

SER DOMENICA

Sì, signore, per servirvi. Ero venuto...


 

DON JUAN

E come sta la signora Domenica, vostra sposa?


 

SER DOMENICA

Molto bene, signore, ringraziando Dio.


 

DON JUAN

È una brava donna.


 

SER DOMENICA

Serva vostra, signore. Ero venuto...


 

DON JUAN

E la vostra figlioletta, Claudietta, come sta, come sta?


 

SER DOMENICA

A meraviglia.


 

DON JUAN

Quanto è carina! Le voglio un bene immenso.


 

SER DOMENICA

Le fate troppo onore, signore. Ero...


 

DON JUAN

E il piccolo Nicoletto, fa sempre tutto quel frastuono col tamburo?


 

SER DOMENICA

Come sempre, signore. Io...


 


 


 

DON JUAN

E il cagnolino, Briciola, ringhia sempre così forte? E azzanna sempre le gambe di chi vi viene a trovare?


 

SER DOMENICA

Più che mai, signore, non c’è verso di farlo ubbidire.


 

DON JUAN

Non stupitevi se vi chiedo notizie di tutta la famiglia, ma mi sta molto a cuore.


 

SER DOMENICA

Ve ne siamo, signore, infinitamente obbligati. Io...


 

DON JUAN

Non c’è nulla che non farei per voi.


 

SER DOMENICA

Certamente non merito tanta grazia. Ma signore ero venuto per...


 

DON JUAN

Su, Ser Domenica, senza complimenti, volete restare a cena con me?


 

SER DOMENICA

No, signore, devo tornare al più presto. Io...


 

DON JUAN

(alzandosi) Allora, svelti, una fiaccola per accompagnare Ser Domenica e che quattro o cinque servitori prendano i moschetti per fargli da scorta.


 

SER DOMENICA

(si alza anche lui) Signore, non è necessario, andrò via solo. Ma...


 

DON JUAN

Ci mancherebbe. Voglio che siate scortato, mi siete troppo caro. Servo vostro e vostro debitore.


 

SER DOMENICA

A proposito signore...


 

DON JUAN

È una cosa che non nascondo, lo dico a tutti.


 

SER DOMENICA

Se...


 

DON JUAN

Volete che vi accompagni?


 

SER DOMENICA

Ah signore, vi prendete gioco di me. Signore...


 

DON JUAN

Non c’è cosa che non farei per voi. (mentre lo spinge) Siete sicuro che non volete restare a cena?


 


 

SER DOMENICA

(tentando di resistere) No, signore, devo proprio andare.


 

DON JUAN

Ed adesso proviamo la scena di mio padre.


 

SGANARELLO


 

Quale, mio signore?


 

DON JUAN

Quella del mio pentimento.


 

SGANARELLO

No. Quella no!


 

DON JUAN

Ho detto, la scena del pentimento!


 

SGANARELLO

No, quella no. Neanche se mi prenderete a nerbate offenderò con quella recita quel sant’uomo!


 

DON JUAN

E ora mio padre, e con impegno!


 

SGANARELLO

Cominciamo? (recita la parte del padre Don Luigi)


 

SGANARELLO

Ah figlio mio, è davvero possibile che la bontà del Cielo abbia esaudito le mie preghiere? Quello che mi dite è proprio vero?


 

DON JUAN

Ma come ti sei conciato?


 

SGANARELLO
Prego?


 

DON JUAN

Guardati.


 

SGANARELLO
Ah! Ho sbagliato…


 

DON JUAN

È l’altra…ma guarda con chi devo recitare. Incapace.


 

SGANARELLO

.non ingannatemi con una falsa speranza, posso fare affidamento sulla sorprendente novità di una tale conversione?


 


 


 


 

DON JUAN

(facendo l’ipocrita) Sì, mi vedete ravveduto da tutti i miei errori, non sono più lo stesso di ieri sera, e il Cielo tutto d’un colpo ha prodotto in me un cambiamento che sorprenderà il mondo intero. Mi ha toccato l’anima e aperto gli occhi. Ora desidero tentare una piena remissione dal Cielo.


 

SGANARELLO

Ah figlio mio, come l’amore di un padre si rianima facilmente e come le offese di un figlio svaniscono veloci alla prima parola di pentimento. Tutti i miei desideri sono soddisfatti e non ho più niente da domandare al Cielo. Abbracciatemi figlio mio, e persistete, vi scongiuro


 

SGANARELLO

(si toglie la maschera) Ah signore che gioia vedervi convertito! Quant’è che aspettavo questo momento.


 

DON JUAN

Che la peste ti colga, babbeo!


 

SGANARELLO

Come babbeo? A già, era una recita. Eppure mi era sembrato così sincero.


 

DON JUAN

Cosa? Prendi per oro colato quel che ho appena detto? Credevi che la mia bocca fosse d’accordo con il cuore? No, no, no. Non sono cambiato, i miei sentimenti sono sempre gli stessi. L’ho fatto solo per pura necessità, per farmi credere quel che non sono.


 

SGANARELLO

Come? Non credete a niente e ciononostante vi farete passare per un sant’uomo?


 

DON JUAN

E perché no? Ce ne sono tanti che si comportano così e che si servono della stessa maschera per abusare del mondo.


 

SGANARELLO

Ah che uomo! Ma non si vergogna!


 

DON JUAN

No, oggi non c’è più bisogno di vergognarsi per questo: l’ipocrisia è un vizio alla moda, e tutti i vizi alla moda passano per virtù. Il personaggio del sant’uomo è il migliore dei personaggi che si possono recitare oggi. La professione dell’ipocrita porta con se vantaggi straordinari. Tutti gli altri vizi umani sono esposti alla censura e ciascuno è libero di attaccarli apertamente. L’ipocrisia è un vizio privilegiato, che di suo pugno, chiude la bocca a tutto il mondo e gode di una impunità sovrana. Quanti credi ne conosca che, con questo trucco, si sono cambiati il costume cancellando i disordini della loro gioventù, che si sono fatti scudo con il mantello della religione e, sotto quest’abito rispettato, hanno licenza di essere gli uomini peggiori del mondo. È sotto questo riparo favorevole che voglio rifugiarmi, mettere al sicuro i miei interessi. Non abbandonerò affatto le mie dolci abitudini. Mi travestirò e mi divertirò di nascosto. Questo è l’unico modo per fare impunemente tutto quel che vorrò.


 

SGANARELLO

Signore, questa volta parlerò chiaro. Fatemi tutto quel che volete, battetemi, uccidetemi, se volete... bisogna che un servitore fedele vi dica tutto: un conto è fare l’attore per burla, tutt’altro è fare l’ipocrita nella vita.


 


 

DON JUAN

Te l’ho già detto: questa è la vita!


 

SGANARELLO

Sappiate dunque signore, che tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e come dice benissimo quell’autore che non conosco, l’uomo sta sulla terra come l’uccello sul ramo; il ramo è attaccato all’albero; chi si attacca all’albero segue buoni precetti; i buoni precetti valgono più delle belle parole; le belle parole si ascoltano a corte; a corte ci sono i cortigiani; i cortigiani seguono la moda; la moda viene dalla fantasia; la fantasia è una facoltà dell’anima; L’anima ci dà la vita; la vita finisce con la morte; la morte ci fa pensare al Cielo; il cielo sta sopra la terra; la terra non è il mare; il mare è spesso in tempesta; la tempesta è un pericolo per i vascelli; i vascelli hanno bisogno di un buon pilota; un buon pilota deve avere prudenza; la prudenza non è dei giovani; i giovani devono obbedire ai vecchi; i vecchi sono legati al denaro; il denaro fa gli uomini ricchi; i ricchi non sono poveri; i poveri vivono in necessità; necessità non ha legge; chi non ha legge vive come una bestia bruta; e per conseguenza, voi, finirete, all’inferno:


 

DON JUAN

Bel ragionamento!


 

SGANARELLO

E allora fate un pò come vi pare.


 

DON JUAN

(scorgendo Donna Elvira) Si, caro Sganarello, farò proprio quello che mi pare…ti dicevo che sono venuto fin qui per via di quella fanciulla che..O Cielo, di nuovo Donna Elvira!


 

DONNA ELVIRA

Non siate sorpreso, Don Giovanni, di vedermi a quest’ora. Non sono venuta piena di rancore come ho fatto prima. Non è rimasta nel mio cuore che una fiamma pura nei vostri confronti, senza più alcun interesse sensuale; un affetto santo, un amore distaccato da tutto, senza fini egoistici, che si preoccupa esclusivamente di voi.


 

DON JUAN

(a Sganarello) Che fai piangi?


 

SGANARELLO

Perdonatemi.


 

DONNA ELVIRA

Questo amore puro e perfetto mi conduce qui per il vostro bene, per avvisarvi di un monito del cielo, per tentare di strapparvi al precipizio dove vi trovate. La sua collera terribile è pronta ad abbattersi su voi; sta a voi evitarlo con un pronto pentimento. Di grazia, Don Giovanni, accordatemi quest’ultimo favore, questa dolce consolazione; non rifiutatemi la vostra salvezza che vi domando con le lacrime. Me ne vado, non avevo altro da dirvi.


 

DON JUAN

Signora, è tardi, rimanete: vi ospiteremo il meglio possibile.


 

DONNA ELVIRA

No, Don Giovanni, non trattenetemi oltre... pensate solamente a mettere a frutto il mio avvertimento. (esce)


 

DON JUAN

Ma lo sai che ho sentito ancora un pò di attrazione nei suoi confronti, ho trovato un non so che in questa strana novità, il suo aspetto languido, le sue lacrime...


 

SGANARELLO

In pratica le sue parole non hanno avuto alcun effetto.


 

DON JUAN

Sganarello, bisogna pensare ad emendarsi.


 

SGANARELLO

Oh, finalmente!


 

DON JUAN

Sì, sì. Bisogna emendarsi, ancora venti o trent’anni di questa vita e poi penseremo a noi. (ride)


 

SGANARELLO

Signore!


 

DON JUAN

Su, che il Cielo non è così puntuale come credi Sganarello. Se ogni volta che noi uomini...


 

VFC

Don Giovanni!


 

SGANARELLO

Ecco,signore, un avvertimento del cielo!


 

VFC

Don Giovanni pentiti. Non hai più tempo.


 

SGANARELLO

Avete sentito signore?


 

DON JUAN

Chi osa parlarmi in questo modo? Spettro, fantasma o diavolo, fatti riconoscere.


 

SGANARELLO

Pentitevi, signore, pentitevi.


 

DON JUAN

Mai!


 

VFC

Perdurare nel peccato conduce a morte funesta. Respingere la misericordia del Cielo scatena le fiamme eterne.


 

DON JUAN

Mio Dio! Cos’è questo fuoco che mi pervade? Non resisto. il mio corpo è un bracere ardente


 


 


 


 

Fine


 


 

Scena prima:


 

SGANARELLO

(ride, al pubblico) Perché rido? Mi sa che stavolta il mio padrone ha trovato pane per i sui denti.

Non lo avevo mai visto in queste condizioni…inquieto, irascibile..irriconoscibile. Questa donna, la padrona della locanda, lo ha rincitrullito. Lui non lo ammette, ma io lo conosco bene. Molto bene…ne vedremo delle belle!


 

DON JUAN

Che immane rumore! Incredibile. Quella donna li altera? Li scompone? Io certamente non c’è pericolo che per le donne litighi con qualcuno. Io le donne le seduco, mi prendo il piacere, e poi puff…niente più.


 

SGANARELLO

Eh gia. Voi si che ci sapete fare…


 

DON JUAN

Son fatto cosi. E loro, i signori, la trovano inarrivabile, e si accapigliano, discutono. Per le sue grazie, le sue maniere... dicono che non l’ho veduta bene! L’ho veduta benissimo. E’ una donna come le altre. Dicono che è bellissima, che incanta tutti. Gliela lascio, fosse più bella di Venere.(entra Mirandolina) Ah, eccola qua, padrona, la biancheria che mi avete dato, non mi piace. Se non ne avete di meglio, provvederò di persona.


 

MIRANDOLINA

Signore, ne avrete di meglio, ma mi pare potreste chiederla con un po’ più di gentilezza?


 

DON JUAN

Dove spendo il mio denaro, non son tenuto a far complimenti.


 

MIRANDOLINA

Povere donne, che cosa le hanno fatto? Perché siete così crudele con noi, signor Cavaliere?


 

DON JUAN

Basta così, non vi prendete con me maggior confidenza. Cambiatemi la biancheria. Mi perdoni, devo lasciarla. Sganarello, che hai da guardare?


 

SGANARELLO

Niente, ero soprappensiero..


 

DON JUAN

Andiamo, signora per servirla.


 

MIRANDOLINA

Uh, che ha mai detto! Roba da matti. Tutti, tutti spasimano per me. Poco fa, l’eccellentissimo signor marchese ha detto che mi sposerebbe? Se fosse così vi sarebbe una piccola difficoltà. Io non lo vorrei. Mi piace l’arrosto, del fumo non so che farmene. Se avessi sposato tutti quelli che hanno detto di volermi, oh, ne avrei di mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me s’innamorano, mi fanno i cascamorti, e dicono addirittura di volermi sposare. E questo signor cavaliere, rustico come un orso, invece mi tratta da villano? È il primo uomo che capita alla mia locanda che non ha piacere a trattar con me. È nemico delle donne? Povero pazzo! Non avrà trovato ancora quella che ci sappia fare. Ma la troverà, la troverà. E chissà che non l’abbia già trovata! Con questo, mi ci metto di picca. Quelli che mi corron dietro dopo un po’ mi annoiano. La nobiltà non fa per me, la ricchezza la stimo e non la stimo. A maritarmi non ci penso nemmeno, vivo onestamente, godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio usare tutta l’arte mia per vincere, abbattere, sconquassare quei cuori barbari che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che madre natura abbia prodotto.


 

FABRIZIO

Ehi, padrona.


 

MIRANDOLINA

Che c’è?


 

FABRIZIO

I’ospite che è alloggiato nella camera di mezzo, grida della biancheria, dice che non la vuole.


 

MIRANDOLINA

Lo so, lo so, andate, andate che gliela cambierò io.


 

FABRIZIO

Gliela portate voi?


 

MIRANDOLINA

Sì, io.


 

FABRIZIO

Vi deve premere molto quest’ospite.


 

MIRANDOLINA

Tutti mi premono., bada a te.


 

FABRIZIO

Si è sempre detto che gli ospiti li serva io.


 

MIRANDOLINA

Tu con gli ospiti sei un po’ troppo ruvido.


 

FABRIZIO

E voi siete un po’ troppo gentile.


 

MIRANDOLINA

Io so quel che faccio.


 

FABRIZIO

Bene. Cercate un altro cameriere.


 

MIRANDOLINA

Perché Fabrizio?


 

FABRIZIO

Vi ricordate cosa ha detto a noi due vostro padre prima di morire?


 

MIRANDOLINA

Quando mi vorrò maritare ricorderò di quello che ha detto mio padre.


 

FABRIZIO

Ma io son delicato di pelle, certe cose non le posso soffrire.


 

MIRANDOLINA

Ma cosa credi che io sia? Una civetta? Una pazza? Mi meraviglio di te. Cosa voglio fare con i miei ospiti? Se li tratto bene lo fo per mio interesse. Di regali non ne ho bisogno. Per fare all’amore uno mi basta, e questo non mi manca. E quando vorrò maritarmi… mi ricorderò di mio padre. E chi mi avrà servito bene non avrà di che lagnarsi. Son grata. Conosco il merito…Ma io non sono conosciuta. Basta, Fabrizio intendimi, se puoi.(esce)


 

FABRIZIO

Chi può mai intenderla. Ora sembra che la mi voglia, ora che la non mi voglia. Dice che non è una frasca, ma vuol fare a modo suo. Ella mi piace, le voglio bene, accomoderei con essa i miei interessi per tutta la vita. Bisognerà chiudere un occhio e lasciar correre. Dopotutto i forestieri vanno e vengono. Io resto sempre. Il meglio sarà sempre per me.(esce)


 


 

BUIO


 


 

MIRANDOLINA

Permette, signore?


 

DON JUAN

Cosa volete?


 

MIRANDOLINA

Ecco qui della bella biancheria.


 

DON JUAN

Bene, mettetela lì.


 

MIRANDOLINA

La prego almeno di vedere se è di suo gradimento.


 

DON JUAN

Che roba è?


 

MIRANDOLINA

Le lenzuola son di seta.


 

DON JUAN

Seta? Oh, questi tessuti quando si lavano perdono assai. Non c’è bisogno che le insudiciate per me.


 

MIRANDOLINA

Per un signore come lei, non guardo a queste piccolezze.


 

DON JUAN

Non c’è bisogno che v’incomodiate.


 


 

MIRANDOLINA

Io non mi incomodo mai quando servo signori come lei. Le metterò sul vostro letto.


 

DON JUAN

Si, dove volete.


 

MIRANDOLINA

A pranzo cosa comanda?


 

DON JUAN

Mangerò quel che vi sarà


 

MIRANDOLINA

Vorrei pur sapere cosa le va più a genio. Se le piace una cosa più dell’altra lo dica pure.


 

DON JUAN

Se vorrò qualcosa la chiederò al cameriere.


 

MIRANDOLINA

Ma in queste cose gli uomini non hanno la stessa attenzione di noi donne. Se gradisse qualche intingoletto, qualche salsetta, favorisca di dirlo a me.


 

DON JUAN

Vi ringrazio, ma vi avverto che neanche in questo modo riuscirete a fare con me quello che avete fatto col Conte e col Marchese.


 

MIRANDOLINA

Che dite della debolezza di quei due signori? Vengono qui per alloggiare e si mettono a fare la corte alla locandiera. Io cerco di fare il mio interesse, se do loro delle buone parole, lo faccio per non perdere clienti, e poi io personalmente quando vedo che si lusingano, rido come una pazza.


 

DON JUAN

Brava, mi piace la vostra sincerità.


 

MIRANDOLINA

Oh, non ho altro di buono io, che la sincerità.


 

DON JUAN

Però con chi vi fa la corte, sapete ben fingere.


 

MIRANDOLINA

Fingere, io? Me ne guardi il cielo! Domandi un po’ a loro se gli ho mai dato un segno di affetto. Se ho mai scherzato con loro. Non li strapazzo perché non mi conviene. Questi uomini effeminati non mi interessano. Come aborrisco anche le donne che corrono dietro agli uomini. Vede io non sono una ragazza, ho qualche annetto, non sono bella, ma ho avuto delle buone occasioni, eppure non ho mai voluto maritarmi; e sapete perché? Io amo infinitamente la mia libertà.


 

CAVALIERE

Oh sì, la libertà è un gran tesoro.


 

MIRANDOLINA

E tanti la perdono scioccamente.


 


 

DON JUAN

Siete la prima donna che sento parlare così.


 

MIRANDOLINA

Noi locandiere vediamo e sentiamo molte cose… in verità io compatisco gli uomini che hanno timore del nostro sesso. Con permesso. (fa per andare)


 

DON JUAN

Avete premura di partire?


 

MIRANDOLINA

Non vorrei importunarla.


 

DON JUAN

No, mi fate piacere, mi divertite.


 

MIRANDOLINA

Vede signore? Così fo con gli altri. Mi trattengo qualche attimo, sono allegra, dico delle barzellette per divertirli e loro fanno i cascamorti.


 

DON JUAN

Questo è perché avete buone maniere. Ed essi s’innamorano.


 

MIRANDOLINA

Che debolezza! Innamorarsi subito di una donna!


 

DON JUAN

Questa io non l’ho mai potuta capire.


 

MIRANDOLINA

Questo è il vero pensare di un uomo. Mi porga la mano.


 

DON JUAN

Perché volete la mia mano?


 

MIRANDOLINA

Favorisca, si degni, sono pulita.(le dà la mano) Questa è la prima volta che ho l’onore d’avere per la mano un uomo che pensa veramente da uomo.


 

DON JUAN

Via , basta così.


 

MIRANDOLINA

Perdonate la mia impertinenza, ma dove posso servirla mi comandi con autorità, e avrò per voi quell’attenzione che non ho mai avuto per alcuna persona di questo mondo.


 

DON JUAN

Perché tutta questa parzialità per me?


 

MIRANDOLINA

Perché con lei sono almeno sicura di poter trattare con libertà, senza il sospetto che voglia fare cattivo uso delle mie attenzioni, che mi tenga in qualità di serva, senza tormentarmi con ridicole pretese.Signore, vado ad attendere alle faccende di casa. Questi sono i miei amori, i miei passatempi. Se comanderà qualche cosa manderò il cameriere.


 

DON JUAN

Bene…se qualche volta verrete anche voi, vi vedrò volentieri.


 

MIRANDOLINA

Io veramente non vado nelle camere degli ospiti, ma da lei ci verrò qualche volta.


 

DON JUAN

Perché da me sì?


 

MIRANDOLINA

Perché, signore, voi mi piacete.


 

DON JUAN

Vi piaccio io?


 

MIRANDOLINA

Mi piacete perché non siete effeminato, perché non siete di quelli che s’innamorano. (A parte) Mi caschi il naso se avanti domani non l’innamoro.(Esce)


 

DON JUAN

Alla larga. Costei mi imbarazza. Quella sincerità, quella scioltezza di dire è cosa poco comune. Ha un non so che di straordinario… ma non per questo me ne innamorerei. Per divertirmi un po’ mi fermerei con lei piuttosto che con un’altra, ma per perdere la libertà, non vi è pericolo. Pazzi, pazzi quelli che si innamorano delle donne. (esce)


 


 

BUIO


 


 

MIRANDOLINA

Non li sopporto più. Mi tocca esser gentile, sono buoni clienti...ma che fatica! Mi stanno sempre intorno, non mi danno pace. Sempre ad adularmi a rincorrermi a regalarmi.

Con tutte le loro ricchezze, con i loro regali, non arriveranno mai a farmi innamorare.. Non mi preme né l’uno né l’altro. Quel che voglio è fare innamorare questo Don Juan e non darei questo piacere per nessun gioiello al mondo. Possibile che non ceda? Chi è quello che può resistere ad una donna quando le dà il tempo di usare l’arte sua? Chi fugge non può temere di esser vinto, ma chi si ferma, chi ascolta , chi indugia e se ne compiace, deve, o presto o tardi a suo dispetto cadere.(esce)


 

BUIO


 

FABRIZIO

Dite al vostro padrone, che se vuole, il pranzo è in tavola


 

SGANARELLO

Glielo potete dire anche voi.


 

FABRIZIO

E’ così stravagante, che non gli parlo volentieri.


 

SGANARELLO

Eppure non è cattivo. Non può vedere le donne.


 


 

FABRIZIO

Povero sciocco! Non conosce il buono.(esce)


 

SGANARELLO

Signore, se comanda, è in tavola.


 

DON JUAN

Questa mattina mi pare si mangi prima del solito.


 

SGANARELLO

Questa camera è stata servita prima di tutte. Il signor conte d’Albafiorita strepitava che voleva essere servito il primo, ma la padrona ha voluto che si desse in tavola prima a voi.


 

DON JUAN

Bene.


 

SGANARELLO

E’ una donna assai compita.


 

DON JUAN

Ti piace, eh?


 

SGANARELLO

Una donna di questa sorta, la vorrei servire come un cagnolino. (esce per una portata)


 

DON JUAN

Per Bacco! Costei incanta tutti. Sarebbe da ridere se incantasse anche me. Domani a Livorno.


 

SGANARELLO

(entrando con una portata) Ha detto la padrona che se non le piacesse il pollastro, le manderà un piccione.


 

DON JUAN

Mi piace tutto. E questo cos’è?


 

SGANARELLO

Dice la padrona, se le piace questa salsa, che ha fatta colle sue mani.


 

DON JUAN

(l’assaggia) Preziosa. Dille che mi piace, che la ringrazio.


 

SGANARELLO

Glielo dirò.


 

CAVALIERE

Vaglielo a dire subito.


 

SGANARELLO

Subito. (tra se) Le manda un complimento. (esce)


 

DON JUAN

Squisita. Di certo, se Mirandolina farà così, avrà sempre Ospiti. Buona tavola, buona biancheria. Ed è gentile, garbata; ma quel che stimo più in lei è la sincerità! Quella bella sincerità…


 

SGANARELLO

Vi ringrazia. Ora sta facendo colle sue mani un altro piatto.


 

DON JUAN

Sta facendo ?


 

SGANARELLO

Si, signore.


 

DON JUAN

Dammi da bere.


 

SGANARELLO

La servo.


 

DON JUAN

Con costei bisognerà pagare il doppio. Trattarla bene, ma andare via presto.


 

MIRANDOLINA

E’ permesso?


 

DON JUAN

Leva là quel piatto di mano.


 

MIRANDOLINA

Perdoni. Lasci ch’io abbia l’onore di metterlo in tavola colle mie mani.


 

DON JUAN

Questo non è compito vostro.


 

MIRANDOLINA

Oh signore, chi son io ? Una qualche signora? Sono una serva, di chi favorisce venire alla mia locanda.


 

DON JUAN

Vi ringrazio. Che vivanda è questa?


 

MIRANDOLINA

Egli è un intingoletto fatto con le mie mani.


 

DON JUAN

Se lo avete fatto voi, sarà buono.


 

MIRANDOLINA

Troppa bontà, signore. Io non so far niente di bene; ma bramerei saper fare, per dar nel genio ad un cavaliere sì compito.


 

DON JUAN

Domani a Livorno(tra se). Se avete da fare, non state qua per me.


 

MIRANDOLINA

La casa è provveduta di cuochi e servitori. Avrei piacere di sentire se le piace quel piatto.


 


 

DON JUAN

Volentieri, subito. (lo assaggia) Buono, prezioso. Che sapore! Non so che cosa sia.


 

MIRANDOLINA

Eh, signore, ho dei segreti particolari. Queste mani sanno fare delle belle cose!


 

DON JUAN

Da bere!


 

MIRANDOLINA

Dietro quel piatto bisogna berlo buono.


 

DON JUAN

Vino di Borgogna.


 

MIRANDOLINA

Bravissimo. Il Borgogna è prezioso. Secondo me è il miglior vino che si possa bere.


 

DON JUAN

Voi siete di buon gusto in tutto.


 

MIRANDOLINA

In verità, poche volte m’inganno.


 

DON JUAN

Eppure questa volta v’ingannate.


 

MIRANDOLINA

In che, signore ?


 

DON JUAN

Nel credere che io meriti di essere da voi distinto.


 

MIRANDOLINA

Eh, signore mio…(sospirando)


 

DON JUAN

Cosa c’è? Cosa sono questi sospiri?


 

MIRANDOLINA

Le dirò: delle attenzioni ne uso a tutti, e mi rattristo quando penso che non vi sono che ingrati.


 

DON JUAN

Io non vi sarò ingrato.


 

MIRANDOLINA

Con lei non pretendo di acquistar merito, facendo unicamente il mio dovere.


 

DON JUAN

Alla vostra salute. (beve)


 

MIRANDOLINA

Mi onora troppo.


 

DON JUAN

Questo vino è prezioso .


 

MIRANDOLINA

Il Borgogna è la mia passione.


 

DON JUAN

Ne volete un bicchierino?


 

MIRANDOLINA

Oh, Cavaliere, non merito queste grazie?


 

DON JUAN

Ve lo do volentieri.


 

MIRANDOLINA

Non so che dire. Riceverò le sue finezze.


 

DON JUAN

Un bicchiere.


 

MIRANDOLINA

No, no, se mi permette; prenderò questo.


 

DON JUAN

Me ne sono servito io.


 

MIRANDOLINA

Vorrà dire che berrò le sue bellezze.(ride)


 

DON JUAN

Galeotta!


 

MIRANDOLINA

È già un po’ che ho mangiato, ho timore che mi faccia male. Se mi favorisse un bocconcino di pane.


 

DON JUAN

Tenete. (Mirandolina finge di sentirsi a disagio) Voi siete a disagio, volete sedere?


 

MIRANDOLINA

Ma io non son degna di tanto.


 

DON JUAN

Suvvia siamo soli.


 

MIRANDOLINA

Se lo sapessero il Conte e il Marchese, povera me!


 

DON UAN

E perché mai?


 

MIRANDOLINA

Cento volte mi hanno invitato a mangiare o bere qualcosa con loro e io non l’ho mai voluto fare.


 

DON JUAN

Accomodatevi.


 

MIRANDOLINA

Per obbedirla. Alla salute di tutto quello che fa piacere al Cavaliere!


 

DON JUAN

Vi ringrazio, padroncina garbata…. (al servitore)Ehi tu, fammi preparare due uova e quando sono cotte portamele.


 

SGANARELLO

Come le comanda le ova?


 

DON JUAN

Come vuoi, spicciati!


 

SGANARELLO

Il padrone si va riscaldando! (tra se ed esce)


 

DON JUAN

Mirandolina, voglio dirvi una cosa vera, verissima.


 

MIRANDOLINA

La sentirò molto volentieri.


 

DON JUAN

Voi siete la prima donna con cui ho la sofferenza di trattar volentieri.


 

MIRANDOLINA

Le dirò signore, questa simpatia, questo genio può nascere anche fra persone che non si conoscono. Anch’io provo per lei quello che non ho sentito per nessun altro.


 

DON JUAN

Ho paura che voi mi vogliate far perdere la mia quiete.


 

MIRANDOLINA

Oh, signore se lei è un uomo savio, operi da suo pari. In verità, se me ne accorgo qui non ci vengo più. Anch’io mi sento un non so che dentro, ma non voglio impazzir per gli uomini e tanto meno per uno che ha in odio le donne. Signore, mi favorisca un altro po’ di Borgogna.(il cavaliere esegue)


 

DON JUAN

Tenete.


 

MIRANDOLINA

Ma ella non ne beve?


 

DON JUAN

Sì, ne berrò(sarebbe meglio ch’io m’ubriacassi; un diavolo scaccerebbe l’altro)


 

MIRANDOLINA

Signore…tocchi(brindano) che vivano sempre i buoni amici.


 

DON JUAN

Che vivano!


 

MIRANDOLINA

Viva… chi si vuol bene… senza malizia.


 

DON JUAN

Evviva…


 

MIRANDOLINA

Faccio un brindisi che mi ha insegnato mia nonna.


 

Viva Bacco e viva amore:

L’uno e l’altro ci consola

Uno passa per la gola,

l’altro va dagli occhi al cuore.

Bevo il vin, con gli occhi poi…

Faccio quel che fate voi.(esce)


 

DON JUAN

Bravissima, venite qui, sentite. Malandrina, se n’è fuggita, e m’ha lasciato cento diavoli che mi tormentano.


 

SGANARELLO

Comanda le frutta in tavola?


 

DON JUAN

Va al diavolo anche tu.(esce il servitore) Bevo il vin, con gli occhi poi, faccio quel che fate voi? Che brindisi misterioso. Ah maledetta io ti conosco, mi vuoi abbattere, mi vuoi assassinare. Ma lo fa con tanta grazia! Sa così ben insinuarsi. Andrò a Livorno! Non la voglio più vedere. Che non mi venga più tra i piedi. Maledettissime donne! Dove vi sono donne lo giuro io non andrò mai più. (entra il servitore. Oh giusto te, presto, fa che da qui a due ore siano pronti i bauli.


 

SGANARELLO

Vuol forse partire?


 

CAVALIERE

Si, fammi preparare il conto.(esce il Servitore). Eppure è vero. Sento nel partire un dispiacere nuovo. Tanto peggio per me, se vi restassi.


 

FABRIZIO

E’ vero, signore, che vuole il conto?


 

DON JUAN

Si, l’avete portato?


 

FABRIZIO

Adesso la padrona lo fa.


 

DON JUAN

Ella fa i conti?


 

FABRIZIO

Sempre. Anche quando era vivo suo padre. Ma vuole ella andare via così presto?


 


 

DON JUAN

Così vogliono i miei affari.


 

FABRIZIO

Lo vuole qui il conto?


 

DON JUAN

Si; in camera per ora non ci vado.


 

FABRIZIO

Fa bene; in camera sua c’è quel seccatore del Marchese. Carino! Fa l’innamorato della padrona; ma può leccarsi le dita. Mirandolina deve essere mia moglie.


 

DON JUAN

Il conto.


 

FABRIZIO

La servo. (esce)


 

DON JUAN

Tutti sono invaghiti di Mirandolina. Non è meraviglia se anche io cominciavo a sentirmi accendere. Andrò via. Supererò questa incognita forza…(vedendola) Mirandolina? Che vuole da me? Mi porterà il conto. Conviene soffrire questo ultimo assalto. Da qui a due ore io parto.


 

MIRANDOLINA

Signore.


 

DON JUAN

Che c’è , Mirandolina?


 

MIRANDOLINA

Ha domandato il suo conto; l’ho servita.


 

DON JUAN

Date qui.


 

MIRANDOLINA

Eccolo.


 

DON JUAN

Che avete ? Piangete?


 

MIRANDOLINA

Niente, signore, mi è andato del fumo negli occhi.


 

DON JUAN

Del fumo negli occhi? Eh, basta…quanto è il conto?(legge) Venti lire? In quattro giorni un trattamento si generoso: venti lire?


 

MIRANDOLINA

Quello è il suo conto.


 

DON JUAN

E i due piatti particolari che mi avete dato questa mattina, non ci sono nel conto?


 

MIRANDOLINA

Perdoni. Quello che io dono, non lo metto in conto.


 

DON JUAN

Me li avete regalati?


 

MIRANDOLINA

(si copre, fingendo di piangere)


 

DON JUAN

Ma che avete?


 

MIRANDOLINA

Non so se sia il fumo, o qualche flussione di occhi.


 

CAVALIERE

Non vorrei aveste patito, cucinando per me quelle preziose vivande.


 

MIRANDOLINA

Se fosse, lo soffrirei…volentieri.(trattenendo il pianto)


 

DON JUAN

Eh, se non vado via!(tra se). Tenete. Questi soldi. Godeteli per amor mio…e compatitemi. (fa per andare)


 

MIRANDOLINA

Ah!(sviene)


 

DON JUAN

Mirandolina! Mirandolina. E’ svenuta. Che fosse innamorata di me? Ma così presto? E perché no? Non sono io innamorato di lei? Cara Mirandolina…Cara? Io cara ad una donna? Oh, come tu sei bella! Avessi qualche cosa per farla rinvenire. Chi è di là? Vi è nessuno? …Andrò io. Poverina! Che tu sia benedetta!


 

MIRANDOLINA

Il colpo di riserva sicurissimo è uno svenimento. Torna, torna.


 

DON JUAN

Eccomi, eccomi. E non è ancora rinvenuta. Ah, certamente costei mi ama. Son qui, cara. Non partirò più per ora.


 

SGANARELLO

Ecco la spada ed il cappello.


 

DON JUAN

Va via.


 

SGANARELLO

I bauli…


 

DON JUAN

Va via, che tu sia maledetto.


 

SGANARELLO

Mirandolina…


 

DON JUAN

Va, che ti spacco la testa.(esce il servitore) E non rinviene ancora! Servitore dove sei, che tu sia maledetto, dove sei?.


 

MIRANDOLINA

L’impresa è fatta. Il di lui cuore è in fuoco, in fiamme, in cenere. Mi resta solo, per compiere la mia vittoria, che si renda pubblico il mio trionfo, a scorno degli uomini presuntuosi, e ad onore del nostro sesso. (esce)


 


 

CAMBIO SCENA


 


 

MIRANDOLINA

L’ora del divertimento è passata. Voglio ora badare ai fatti miei. Ehi, Fabrizio.


 

FABRIZIO

Signora.


 

MIRANDOLINA

Fammi un piacere. Portatami il ferro caldo.


 

FABRIZIO

Signora si. (fa per uscire)


 

MIRANDOLINA

Scusate, se do a voi questo disturbo.


 

FABRIZIO

Niente, signora. Finchè mangio il vostro pane, sono obbligato a servirvi.(fa per uscire)


 

MIRANDOLINA

Non sei obbligato, ma so che per me lo fai volentieri, ed io…basta, non dico altro.


 

FABRIZIO

Per me vi porterei l’acqua con le orecchie. Ma vedo che tutto è gettato via.


 

MIRANDOLINA

Perché gettato via? Sono forse un ingrata?


 

FABRIZIO

Voi non degnate i poveri uomini. Vi piace troppo la nobiltà.


 

MIRANDOLINA

Povero pazzo! Se ti potessi dire tutto! Via, via, vai a pigliare il ferro.


 

FABRIZIO

Vado, vado, vi servirò, ma per poco.(andando)


 

MIRANDOLINA

Con questi uomini, più loro si vuole bene, più si fa peggio.


 

FABRIZIO

Che cosa avete detto?(tornando indietro)


 

MIRANDOLINA

Via , mi porti questo ferro?


 

FABRIZIO

Si, ve lo porto. (tra se) Non so niente. Ora mi tira su, ora mi butta giù. Non so niente.(esce)


 

MIRANDOLINA

Povero sciocco! Mi ha da servire, a suo dispetto. E questo caro signor Cavaliere, il nemico delle donne? Ora, se volessi, sarei padrona di fargli fare qualunque cosa.


 

SGANARELLO

Signora Mirandolina.


 

MIRANDOLINA

Che c’è, amico?


 

SGANARELLO

Il mio padrone la riverisce, e manda a vedere come sta.


 

MIRANDOLINA

Ditegli che sto benissimo.


 

SGANARELLO

Dice che beva un poco di questo, che le farà assai bene.


 

MIRANDOLINA

E’ d’oro questa boccetta?


 

SGANARELLO

Si signora, d’oro.


 

MIRANDOLINA

Perché non mi ha dato lo spirito quando mi è venuto quell’orribile svenimento?


 

SGANARELLO

Allora quella boccetta non l’aveva.


 

MIRANDOLINA

Ed ora come l’ha avuta?


 

SGANARELLO

In confidenza. Mi ha mandato a chiamare un orefice, l’ha comprata, l’ha pagata 120 lire; poi ha mandato dallo speziale per la bevanda.


 

MIRANDOLINA

Mi manda la medicina, dopo che sono guarita dal male.


 

SGANARELLO

Sarà buono per un’altra volta


 

MIRANDOLINA

(beve) Tenete.


 

SGANARELLO

La boccetta è vostra


 

MIRANDOLINA

Portategli la boccetta, e ditegli che lo ringrazio.


 

SGANARELLO

Via…


 

MIRANDOLINA

Vi dico che gliela portiate, che non la voglio.


 

SGANARELLO

Non gli farete quest’affronto?


 

MIRANDOLINA

Meno ciarle. Fate il vostro dovere. Tenete


 

SGANARELLO

Gliela porterò. (esce)


 

FABRIZIO

Ecco qui il ferro.(sostenuto)


 

MIRANDOLINA

E’ ben caldo.


 

FABRIZIO

E’ caldo, si. Così fossi io bruciato.


 

MIRANDOLINA

Che cosa vi è di nuovo?


 

FABRIZIO

Questo signor Cavaliere manda le ambasciate, manda i regali. Il servitore me l’ha detto.


 

MIRANDOLINA

Signor si, mi ha mandato una boccettina d’oro. Ed io gliel’ho rimandata indietro.


 

FABRIZIO

Gliela avete rimandata indietro?


 

MIRANDOLINA

Sissignore. Domandatelo al servitore.


 

FABRIZIO

E perché gliela avete rimandata indietro?


 

MIRANDOLINA

Perché…Fabrizio…non dica… basta così.


 

FABRIZIO

Cara Mirandolina, compatitemi.


 

MIRANDOLINA

Via, lasciami stirare.


 

FABRIZIO

Io non vi impedisco di fare…


 

MIRANDOLINA

Vai a preparare un altro ferro, e quando è caldo, portalo.


 

FABRIZIO

Si, vado. Credetemi, che se parlo…


 

MIRANDOLINA

Non dite altro se no mi arrabbio.


 

FABRIZIO

Sto cheto.(tra se) E’ una testolina bizzarra, ma le voglio bene.(esce)


 

MIRANDOLINA

Anche questa è buona. Mi faccio merito con Fabrizio d’aver rifiutata la boccetta d’oro del Cavaliere. Questo vuol dire saper vivere, saper fare, saper profittare di tutto, con buona grazia, con pulizia, con un poco di disinvoltura.


 

DON JUAN

Mirandolina?


 

MIRANDOLINA

Oh, signore. Serva vostra.


 

DON JUAN

Come state?


 

MIRANDOLINA

Benissimo, per servirla.


 

DON JUAN

Sono arrabbiato con voi.


 

MIRANDOLINA

Perché, signore?


 

DON JUAN

Perché avete rifiutato una piccola boccetta, che vi ho mandato.


 

MIRANDOLINA

Che voleva che io ne facessi?


 

DON JUAN

Servirvene nelle occorrenze.


 


 

MIRANDOLINA

Per grazia del cielo, non sono soggetta a svenimenti. Mi è accaduto oggi quello che non mi è accadrà mai più.


 

DON JUAN

Cara Mirandolina…non vorrei essere stato io motivo di quello svenimento.


 

MIRANDOLINA

Eh si, credo proprio di si.


 

DON JUAN

Io? Davvero?(con passione)


 

MIRANDOLINA

Mi ha fatto bere quel maledetto vino di Borgogna, e mi ha fatto male.


 

DON JUAN

Come?


 

MIRANDOLINA

E’ così senz’altro. In camera sua non ci vengo mai più.


 

DON JUAN

Non ci verrete più? Capisco il mistero. Si lo capisco. Ma veniteci , cara, e ne sarete contenta.


 

MIRANDOLINA

Ehi; Fabrizio? Se l’altro ferro è caldo, portatelo.


 

DON JUAN

Fatemi questa grazia, tenete questa boccetta.


 

MIRANDOLINA

Ho detto che non la voglio.


 

DON JUAN

Vorreste fare a me questo torto?


 

MIRANDOLINA

Che importa a lei! Lei le donne non le può vedere.


 

DON JUAN

Mirandolina. Ora non posso dire così.


 

MIRANDOLINA

Signor Cavaliere, a che ora fa la luna nuova?.


 

DON JUAN

Il mio cambiamento non è lunatico. E’ un prodigio della vostra bellezza, della vostra grazia.


 

MIRANDOLINA

(ride)


 

DON JUAN

Ridete?


 

MIRANDOLINA

Mi burla, e non vuole che io rida?


 

DON JUAN

Vi burlo eh? Via, prendete questa boccetta.


 

MIRANDOLINA

No


 

DON JUAN

Prendetela o mi farete andare in collera.


 

MIRANDOLINA

Fabrizio, il ferro.


 

DON JUAN

Insomma prendetela!(alterato)


 

MIRANDOLINA

Basta. (la prende gettandola nella biancheria)


 

DON JUAN

La gettate così?


 

MIRANDOLINA

Fabrizio!


 

FABRIZIO

Son qua.


 

MIRANDOLINA

E’ caldo bene?


 

FABRIZIO

Signora si.(sostenuto)


 

MIRANDOLINA

Che avete? Mi sembri turbato?


 

FABRIZIO

Niente padrona, niente.


 

MIRANDOLINA

Stai male?


 

FABRIZIO

Datemi l’altro ferro, se volete che lo metta nel fuoco.


 

MIRANDOLINA

A dire il vero, ho paura che tu stia male.


 

DON JUAN

Dategli il ferro, e che se ne vada.


 

MIRANDOLINA

Gli voglio bene, sa? E’ il mio cameriere fidato.(al Cavaliere)


 

DON JUAN

(tra se) Non posso più.


 

MIRANDOLINA

Tenete, caro, scaldatelo.(dà il ferro a Fabrizio)


 

FABRIZIO

Signora padrona…


 

MIRANDOLINA

Via, via, presto.


 

FABRIZIO

(tra se) Che vivere è questo. Non ne posso più. (esce)


 

DON JUAN

Gran finezze, signora, al suo cameriere! Si vede che ne siete invaghita.


 

MIRANDOLINA

Io innamorata di un cameriere? Non sono di sì cattivo gusto io. Quando volessi amare, non getterei il mio tempo così malamente.


 

DON JUAN

Voi meritereste l’amore di un re.


 

MIRANDOLINA

Del re di spade, o del re di coppe?


 

DON JUAN

Parliamo sul serio, Mirandolina, e lasciamo gli scherzi.


 

MIRANDOLINA

Parli pure, che io l’ascolto.


 

DON JUAN

Non potreste per un poco lasciare di stirare?


 

MIRANDOLINA

Mi preme preparare questa biancheria per domani.


 

DON JUAN

Vi preme dunque quella biancheria più di me?


 

MIRANDOLINA

Certo. Questa biancheria mi serve, e di lei non posso far capitale di niente.


 

DON JUAN

Potete disporre di me con autorità.


 


 

MIRANDOLINA

Se ella non può vedere le donne.


 

DON JUAN

Stimo voi, stimo le donne che sono della vostra sorte. Vi stimo , vi amo, e vi domando pietà.


 

MIRANDOLINA

(ride)


 

DON JUAN

Ridete?


 

MIRANDOLINA

Rido, perché mi burla.


 

DON JUAN

Non mi trattate con tanta asprezza. Credetemi, vi amo, ve lo giuro.(lo scotta col ferro) Ahi!


 

MIRANDOLINA

Perdoni: non l’ho fatto apposta.


 

DON JUAN

Mi avete fatto una scottatura più grande.


 

MIRANDOLINA

Dove, signore?


 

DON JUAN

Nel cuore.


 

MIRANDOLINA

Fabrizio.


 

DON JUAN

Per carità, non chiamate colui.


 

MIRANDOLINA

Ma se ho bisogno dell’altro ferro.


 

DON JUAN

Aspettate…no, chiamerò il mio servitore.


 

MIRANDOLINA

Eh! Fabrizio…


 

DON JUAN

Giuro al cielo, se viene colui, gli spacco la testa.


 

MIRANDOLINA

Questa è bella! Non mi potrò servire della mia gente?


 

DON JUAN

Chiamate un altro; lui non lo posso vedere.


 


 

MIRANDOLINA

Ma signor Cavaliere!


 

DON JUAN

Compatitemi…sono fuori di me. Lo confesso. Sono geloso di lui.


 

MIRANDOLINA

Cosa vuole da me?


 

DON JUAN

Amore, compassione, pietà.


 

MIRANDOLINA

Un uomo che stamattina non poteva vedere le donne, oggi chiede amore e pietà? Non gli bado, non può essere, non gli credo.(tra se) Crepa, schiatta, impara a disprezzare le donne.(esce)


 

DON JUAN

Maledetto il punto in cui ho cominciato a mirare costei! Sono caduto nel laccio, e non vi è più rimedio.


 

BUIO


 


 

MIRANDOLINA

Oh, povera me. Sono nei guai. Comincio quasi a pentirmi di quel che ho fatto. E’ vero che mi sono assai divertita nel farmi correre dietro, ma ora vedo in pericolo la mia reputazione, e la mia vita. Qui mi conviene risolvere con qualche cosa di grande. Fabrizio…gli prometterò di sposarlo…ma…prometti prometti…sarebbe quasi meglio ch’io lo sposassi davvero. Con un tal matrimonio posso sperare di mettere al sicuro la mia reputazione e il mio interesse, senza pregiudicare la mia libertà.


 

DON JUAN

(bussa)


 

MIRANDOLINA

Chi è?


 

DON JUAN

Mirandolina. Aprite.


 

MIRANDOLINA

Che vuole?


 

DON JUAN

Apritemi.


 

MIRANDOLINA

Favorisca andare nella sua camera, e mi aspetti, che arrivo.


 

DON JUAN

Vado: se non venite, povera voi.


 


 

MIRANDOLINA

Povera me, se vi andassi. La cosa va sempre peggio. Mi aspetta in camera.. Ehi? Fabrizio. Sarebbe bella che ora Fabrizio si vendicasse di me, e non volesse…Non vi è pericolo. Ho io certe manierine, certe smorfiette che bisogna che caschino, fossero di macigno. Fabrizio.


 

FABRIZIO

Avete chiamato ? (entrando)


 

MIRANDOLINA

Venite qui; voglio farvi una confidenza: il cavaliere di Ripafratta si è innamorato di me.


 

FABRIZIO

Eh, me ne sono accorto.


 

MIRANDOLINA

Si? Ve ne siete accorto? Io in verità non me ne sono mai avveduta.


 

FABRIZIO

Non ve ne siete accorta! Non avete veduto, quando stiravate col ferro, le smorfie che vi faceva? La gelosia che aveva di me?


 

MIRANDOLINA

Io che opero senza malizia, prendo le cose con indifferenza.


 

FABRIZIO

Questo succede perchè siete una giovane sola, senza padre, senza madre, senza nessuno. Se foste sposata, non andrebbe così.


 

MIRANDOLINA

Va bene, ho pensato di maritarmi.


 

FABRIZIO

Ricordatevi di vostro padre.


 

MIRANDOLINA

Si, me ne ricordo.


 

DON JUAN

(Entrando) Ah eccovi qua!


 

MIRANDOLINA

Si son qua, e allora?


 

DON JUAN

Ah, ancora in compagnia di questo giovanotto!


 

FABRIZIO

Che comanda, signore? Cos’è questo tono? In una locanda onorata non si fa così. Non è che forse vi siete innamorato di Mirandolina?


 

MIRANDOLINA

Oh, il signor Cavaliere non s’innamora. Conosce l’arte. Sa la furberia delle donne: alle parole non crede; delle lagrime non si fida. Degli svenimenti poi se ne ride.


 

DON JUAN

Erano dunque finte le lagrime delle donne, sono falsi gli svenimenti?


 

MIRANDOLINA

Come? Non lo sa, o finge di non saperlo?


 

DON JUAN

Una tale finzione meriterebbe un pugnale nel cuore.


 

MIRANDOLINA

Signor Cavaliere, non si riscaldi, perché Fabrizio crederà che è innamorato davvero.


 

FABRIZIO

Lo è, si vede dagli occhi


 

MIRANDOLINA

No, non è innamorato. Lo dico, lo sostengo e sono pronta a provarlo. Si fermi, signor Cavaliere, Fabrizio crede ch’ella sia innamorato; bisogna disingannarlo.


 

DON JUAN

Non vi è questo bisogno.


 

MIRANDOLINA

Si, c’è, eccome. Il più certo segno d’amore è quello della gelosia, e chi non sente la gelosia, certamente non ama. Se il signor Cavaliere mi amasse, non potrebbe soffrire ch’io fossi di un altro, ma egli lo soffrirà, e vedranno…


 

DON JUAN

Di chi volete voi essere?


 

MIRANDOLINA

Di quello a cui mi ha destinato mio padre.


 

FABRIZIO

Parlate forse di me?


 

MIRANDOLINA

Si, caro Fabrizio, a voi in voglio dare la mano di sposa.


 

DON JUAN

Si, maledetta, sposati a chi tu vuoi. So che tu m’ingannasti, so che trionfi dentro di te d’avermi avvilito. Meriteresti che io pagassi i tuoi inganni con un pugnale nel seno; meriteresti che io ti strappassi il cuore, e lo recassi in mostra alle femmine lusinghiere, alle femmine ingannatrici. Ma ciò sarebbe un doppiamente avvilirmi. Fuggo dagli occhi tuoi: maledico le tue lusinghe, le tue lagrime, le tue finzioni; tu mi hai fatto conoscere quale infausto potere abbia sopra di noi il tuo sesso, e mi hai fatto a costo mio imparare, che per vincerlo non basta, no, disprezzarlo, ma ci conviene fuggirlo. (esce)


 

MIRANDOLINA

E’ andato via, e se no torna, posso dire di essere fortunata. Fabrizio, vieni qui, dammi la mano.


 

FABRIZIO

Piano, signora. Vi dilettate di innamorare la gente, e credete che io vi voglia sposare.


 

MIRANDOLINA

Eh via, pazzo. E’ stato uno scherzo, una bizzarria, un puntiglio. Non avevo nessuno che mi comandasse. Quando sarò maritata, so io quello che farò.


 

FABRIZIO

Vorrei che facessimo prima i nostri patti.


 

MIRANDOLINA

Il patto è questo: o dammi la mano, o vattene al tuo paese.


 

FABRIZIO

Vi darò la mano; ma poi…


 

MIRANDOLINA

Ma poi, si, caro, sarò tutta tua; non dubitare di me, ti amerò sempre, sarai l’anima mia.


 

FABRIZIO

Tenete, non posso più.


 

MIRANDOLINA

Cambiando stato, voglio cambiar costume; e lor signori profittino di quanto hanno veduto, in vantaggio e sicurezza del loro cuore; e quando si trovassero in occasione di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della Locandiera.


 


 


 

 



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